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Con il biancoblų inizia e finisce il film su Roberto Baggio

15:27 giovedė, 27 maggio 2021

Il Brescia apre e chiude «Il Divin Codino», film disponibile da ieri su Netflix, incentrato sulla vita e sulla carriera di Roberto Baggio. Che la pellicola di Letizia Lamartire, con Roby interpretato da Andrea Arcangeli, si chiudesse con le immagini dell’ultima partita del fantasista (16 maggio 2004, a San Siro contro il Milan) ad accompagnare i titoli di coda, era scontato. Lo era meno che le rondinelle finissero anche nella sequenza d’apertura.

Baggio bambino si appresa a calciare un rigore nell’officina di papà Florindo. Quando colpisce il pallone e arriva uno «stacco», lo spettatore s’aspetta di approdare al penalty della finale di Usa 94. Invece il «flash-forward» va al 3 giugno 1984, quando la diciassettenne promessa del Vicenza segna dagli undici metri il proprio primo gol in campionato. È il 3-0 dei berici contro le rondinelle, che compaiono a capo chino, in maglia sponsorizzata Fin-Eco. La pellicola non si sofferma sulle esperienze di Baggio con Juve, Milan, Bologna e Inter. La spina dorsale della trama è Vicenza-Fiorentina, Mondiali 1994, rinascita all’ombra del Cidneo e sogno, non realizzatosi, di raggiungere da capitano con la V bianca sul petto i Mondiali di Corea e Giappone del 2002. In mezzo, la selva di infortuni. La famiglia. La spiritualità. Dopo il rigore spedito alto al Rose Bowl di Pasadena, la pellicola scatta avanti di sei anni. Baggio non ha squadra. Stacco. Casa Corioni. La pazza idea di portare Baggio al Brescia. Segue l’incontro. «A Brescia avrai fiducia totale», afferma il patron. Mazzone gli fa capire che avrà verso di lui un atteggiamento paterno. E che sarà al centro.

Quindi, via di carrellate biancoblù. A partire dalla scena in cui i nuovi compagni del Codino lo accolgono come un re nello spogliatoio. Lui ripaga tutti a suon di reti. L’ultimo scossone: il ginocchio di Baggio fa crack il 31 gennaio 2002 in Parma-Brescia; la guarigione a tempo di record (77 giorni); il rientro in campo il 21 aprile contro la Fiorentina, con Guardiola che gli cede la fascia e lui che ne segna due. Snodi cruciali nella vita uno dei giocatori più forti e amati di sempre. Attimi di memoria collettiva. Di chi ha il pallone nel cuore. E il Brescia.